Esce Inner Vox: Max Casacci e Ninja sono Demonology Hifi, predicatori della purificazione elettronica

Esce Inner Vox: Max Casacci e Ninja sono Demonology Hifi, predicatori della purificazione elettronica

Autori: Demonology Hifi
Album: Inner Vox
Etichetta: Sony Music

Un nuovo progetto per santificare una vecchia passione. Max Casacci (Massimiliano Casacci) e Ninja (Enrico Matta) mettono in piedi l’astronave del suono Demonology Hifi, e fanno uscire il 20 gennaio l’album Inner Vox. Una dimensione del suono studiata durante anni di dj set trasversali e poliedrici, mescolando diversi tessuti sonori, arriva così al punto di partenza, con 11 tracce che spintonano groove massicci e sperimentazione.

La storia è quella di due producer dalle arcinote capacità (sono membri dei Subsonica, ma questo lo sapevamo) che iniziano un percorso di costruzione musicale munti di giacche da predicatori e crocefissi made in China, articolando i loro live come un passaggio verso la redenzione. Il dancefloor come messaggio, con un ambito narrativo che poi sfocia in Inner Vox, disco dal titolo non causale, in quanto legato alla dimensione interiore fatta di dialoghi introspettivi, da mischiare con quella tensione dance interrotta da vari ronzii di insetti, come se la voce della coscienza venisse alla scoperto.
Una sperimentazione che viene fuori già dalla copertina, in cui campeggia proprio un insetto ingrandito all’inverosimile, segno di come l’immaginazione si cibi di musica, e viceversa. Ma la peculiarità del duo torinese è ancora più ampia, allacciata alla ricercatezza di una certa propria dimensione della pulsazione e del ritmo, per mettere in soffitta suoni classici e prestabiliti. È l’emergere di una musica elettronica che non ama dissertazioni di seconda mano e crede nel percorso maturo di due ragazzi del ‘900, abituati ad esorcizzare il presente con tastiere e percussioni rigorosamente electro.
Ne viene fuori un album, che oltre alla consolidata assenza di uno specifico genere, ha ben chiari i concetti di irriverenza e passione, usando a suo piacimento beat di matrice afro, dubstep, e una solida elettronica bass. Ad arricchire il tutto, una serie di ospiti speciali, pescati tra novità del 2016 (Birthh), personaggi provenienti dal territorio musicale sabaudo (Cosmo e Niagara), acclamati cantanti (Bunna), e mistici predicatori della nuova ondata elettronica (Populous).

Tuffandoci nel disco, l’ouverture è affidata a On the Sidewalws of my soul, trafficata esperienza di beat mischiati a tensioni che evocano la dicotomia tra luce e oscurità. Bunna ci mette la voce e il sentimento, mentre le pulsazioni salgono verso la montagna della dance. Random Gargoyle punta invece dritto ad una drum’n bass che parte dalla vocalità farneticante di LN Ripley. Simbologia e parole non sense per creare una Babele sonora, mai doma e scontata.
Dopo il sorprendente e coraggioso tempo dispari di False Step, pronto a incendiare il dancefloor dei live futuri, ecco uno dei pezzi più coinvolgenti: Fino al giorno in cui. Una liturgia cantata a tono di un quasi rap dal fenomeno pop di Cosmo, condita da verve spaccona e testo accattivante. Un esperimento che mette per un attimo da parte la potenza dance per dare orecchiabilità, tra botte d’ansia messe a sedere. Passata la sbornia melodica, si torna a ballare con i Niagara che suonano nel paradiso psichedelico/africano di Neverending, mentre è Totem a ristabilire definitivamente quei tratti di esorcismo groove, con accenti legati ad una mistica avventura vudù, disegnata anche sulla chitarra che ritorna in campionamento. La successiva Line mette in luce la profondità della voce di Birthh, diciannovenne che duetta con due istituzioni del ritmo a colpi di tocchi jungle.
Spaventano per capacità evocative le due tracce Realismo Magico (feat. Populous) e I miei nemici, in cui è addirittura registrata la voce di un predicatore di Radio Maria (si, avete letto bene). Ancora tempi dispari, accompagnati da una voce apolide e dalla incredibile attualità dell’Antico testamento, mentre l’intento hardcore della distruzione tiene viva la fiammella.
La chiusura ce la regala Funeral Party, marcia costruita su battute dub step, per concludere un primo album dal potenziale pubblico variegato, destinato non solo ai consumatori di elettronica ma anche i rockers più onnivori, e in genere a tutti coloro che vogliano sbalordirsi con buone pulsazioni.

Testo a cura di Andrea Alesse

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