Deftones: recensione e fotografie dal Live Club di Trezzo!

Deftones: recensione e fotografie dal Live Club di Trezzo!

È da più di un mese che l’unica data italiana dei Deftones è sold-out e finalmente il giorno di vedere la band californiana sul palco di Trezzo è arrivato. Grandi sono le aspettative attorno a questa serata: sia perché i Nostri presenteranno l’album Gore, sia perché l’ultima volta che la band ha calcato questo palco, ha fatto sciogliere pure il ghiaccio all’esterno del locale in quel freddo dicembre di 6 anni fa.

L’atmosfera si conferma calda, tanto che già alle 20:30 quando salgono sul palco i Three Trapped Tigers il locale risulta già mezzo pieno. Il gruppo londinese propone un misto di metal ed elettronica che abbraccia molto la tecnica ad 8bit. Un set abbastanza lungo che viene molto apprezzato dal pubblico.

Sono le 21.45 e ormai il Live Club strabocca di gente quando i Deftones, quasi in punta di piedi, fanno il loro ingresso sul palco.
trittico d’apertura è di quelli micidiali: Rocket Skates, My Own Summer e Be Quite And Drive fanno esplodere il pubblico su cui Chino Moreno non ha paura di buttarsi. Bastano solo queste 3 canzoni per capire che il gruppo è in ottima forma: il front man salta e urla come non mai, Sergio Vega al basso ha trovato ormai la sua dimensione ideale nel gruppo e si muove con disinvoltura, ottimo il chitarrista Stephen Carpenter che non sbaglia un colpo.

Si prosegue con Swerve City e Rosmary, entrambe tratte da Koi No Yokan, strana la scelta di suonare la prima più lenta rispetto alla versione del disco, ma il pubblico gradisce e canta gran voce il ritornello.

Nonostante l’ottima performance, i nostri, per questo tour, decidono di riempire il palco con un imponente e sbalorditivo impianto luci che crea una una bellissima atmosfera anche se quando l’impianto è completamente accesso sembra essere eccessivo.

Il concerto va avanti e la scaletta offre brani da tutta la discografia. Al contrario di quello che ci si aspettava non è l’ultimo disco Gore a farla da padrone anzi, Prayers/Triangles  e Rubicon sembrano pezzi che la band utilizza per riprendere fiato, con chino che imbraccia la chitarra. Da White Pony vengono estratti Change, Digital Bath e Knife Prty che vengono tutte accolte da un boato. Se vogliamo proprio dirla tutta, sembra che manchi qualche brano come Minerva ed Elite, che non sono stati inseriti in scaletta.

Ormai ci avviciniamo alla fine del concerto, e anche chi è fermo solo a guardare suda. La band sembra avere ancora tutte le energie e scarica su quei poveretti che stanno pogando Root e Engine No.9 che chiudono lo strepitoso set dei californiani.

E’ proprio con questo strepitoso show che i Deftones si pagano le bollette, scaricando sui 2500 presenti la loro potentissima (anche di volumi) ondata di nu metal ormai andato e trasformatosi in qualcosa che li rende unici nel loro genere.

Ringraziamo Shining Production e Barley Arts per il gentile invito.

Testo e fotografie a cura di Stefano Cremaschi.

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