Deep Purple: un mito senza fine che esalta Genova

Deep Purple: un mito senza fine che esalta Genova

C’era molta attesa a Genova per l’arrivo dei Deep Purple e la conferma è arrivata dal colpo d’occhio regalato dall’Arena del Porto Antico, che brulicava di fan con i capelli bianchi.

La vigilia di questo concerto è stata vissuta con una certa apprensione, a causa del leggero ictus che ha colpito un mesetto fa il batterista Ian Paice. A causa di questo malore la band era stata costretta ad annullare una parte del tour. Per fortuna tutto è rientrato e il drummer ultimo superstite del nucleo originario si è presentato regolarmente sul palco, accompagnando con tamburi, piatti e gran cassa il sound della band.

Il concerto è durato poco più di un’ora e mezza, ma questo breve lasso di tempo è stata un’esplosione di luce e di musica. L’hard rock che è stato la specialità del gruppo, con gli anni si è un po’ ammorbidito (o forse sono le nostre orecchie ad essere diventate meno sensibili ai suoni heavy) ed oggi, non pensiamo di essere smentite, se diciamo che i Deep sono una bella realtà Prog. A sostenere la nostra tesi è soprattutto quell’organo Hammond che ha conquistato la scena grazie alla maestria di Don Airey che riesce a passare dalla classica, al pop, al R&B, approdando al folk con una facilità imbarazzante.

Lo stesso tastierista, verso la fine del concerto, si è impegnato in un assolo davvero entusiasmante che partendo da Mozart e Beethoven è arrivato a strizzare l’occhio al pubblico genovese, con il cameo di Dolcenera, amatissimo brano di Fabrizio De Andrè.

Come è logico che sia, per ascoltare le hit, abbiamo dovuto aspettare il finale. Con una platea illuminata a giorno Smoke on the water  è stata intonata da migliaia di voci, in una sorta di happening musicale che ci ha riportato, come d’incanto al 1972, quando i Deep Purple presentarono per la prima volta questo brano dal vivo.

Ringraziamo Giada Romano e Barley Arts per l’invito.

Foto e testo di Vincenzo Nicolello



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