La vita artistica del Duca Bianco in scena al MAMbo di Bologna

La vita artistica del Duca Bianco in scena al MAMbo di Bologna

In queste settimane è scattata la polemica sul fatto se è giusto consegnare un premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan.

Un cantante è prima di tutto un artista. Dylan non avrà mai scritto la Divina Commedia, ma di sicuro ha raccontato con le sue canzoni, uno spaccato di queste ultime sei decadi.

Per me non c’è niente di male, anzi vuol dire che chi ha deciso tale premio va oltre lo stereotipo che solo uno scrittore possa ricevere tale premio.

Tutto questo discorso per far capire che un cantante può essere allo stesso tempo poeta, scrittore, regista, attore e chi più ne ne metta.

Se devo pensare ad un artista che è più di un solo e semplice cantante, me ne viene in mente solo uno : David Bowie.

Purtroppo lui non potrà mai ricevere un Nobel, visto che il 10 gennaio di quest’anno, è morto dopo una lotta contro un tumore, ma fino al 13 novembre 2016 al MAMbo  – Museo d’Arte Moderna di Bologna, c’è una mostra che ripercorre la sua vita artistica.

La mostra curata dal Victoria and Albert Museum di Londra intitolata “Bowie is” è  partita da Londra nel 2013 e dopo essere stata a Chicago, San Paolo, Toronto, Parigi, Berlino, Melbourne e Groningen è arrivata nel nostro paese.

La sua recente dipartita ha aumentato l’interesse per la mostra tanto che negli ultimi giorni si sono viste code chilometriche che sono arrivate fino alle 8 ore di attesa.

Ma perchè così tanto successo?

Sicuramente è merito dell’artista britannico, ma non solo.

Questa mostra rappresenta una novità anche per l’Italia, visto che si tratta di una mostra interattiva dove il protagonista è proprio il visitatore che in base a dove si posiziona verrà catapultato nel mondo del Duca Bianco.

Una volta indossate le cuffie si parte per un viaggio che attraverso varie stanze che ripercorrono la vita artistica di David Bowie.

La prima parte fa vedere un giovane David Jones che prima di diventare Bowie nel 1965, fece i suoi primi concerti con i King bees

Le lotte contro la discriminazione di chi portava i capelli lunghi, i primi concerti di supporto ai Tyrannosaurus Rex, i Poster poem e le influenze dei Beatles, dei Velvet Underground e di Andy Warhol fino al 1969 dove un evento sconvolse la sua vita.

Le prime immagini dello spazio che rappresentano la terra di colore blu, cambiano totalmente Bowie.

Space Oddity e soprattutto L’interpretazione di Starman a Top of the pops lo fanno diventare famoso.

Non solo l’amore morboso per lo spazio sono tra le sue influenze, ma anche film e libri.

Stanley Kubrick con 2001 Odissea nello spazio e soprattutto con Arancia meccanica sono fonte d’ispirazione per i suoi costumi dell’era Ziggy Stardust.

“..Per Bowie è sempre il momento di andare avanti e cercare qualcosa d’altro ..”

In questa seconda parte della mostra esce allo scoperto il Bowie artista con i suoi costumi di scena.

I cimeli di queste stanze sono incredibili e portano il visitatore nel vero mondo di Bowie.

Ogni vestito ha una sua storia, come ogni copertina di un suo disco.

Lui stesso curava il suo look e la grafica dei suoi dischi, per il semplice fatto che voleva avere tutto sotto controllo dal punto di vista artistico.

Se la visione dei costumi distoglie l’attenzione del visitatore, i cimeli ai lati delle stanze sono perle incredibili.

I manoscritti delle canzoni, le copertine degli album, le poesie di Bob Dylan e le locandine dei film come Metropolis di Fritz lang .

La stanza del teatro e del cinema è una manna per gli amanti dei suoi film, perché ci sono praticamente tutti vestiti di scena compreso anche oggetti di culto come la sfera di Labyrinth.

La musica, il cinema e il teatro si mescolano perfettamente con l’apice della carriera del Bowie artista : Life on Mars.

All’apice del successo però arriva un momento buio dove l’abuso di droghe lo porta quasi all’autodistruzione .

“…Penso di essermi trovato sul punto di diventare il protagonista dell’ennesimo decesso nel mondo del rock….”

Nel lato di questa penultima stanza vi è il suo periodo berlinese, città che si sta piano piano ricostruendo una vita sociale e colturale grazie anche ad artisti come Bowie.

Qui con gli amici Iggy pop, anche lui sull’orlo del baratro della droga e Brian Eno passano molto tempo insieme tra sperimentazioni musicali ed arte.

La mostra si chiude con l’ultima stanza dove vengono esposti altri costumi di scena di concerti dal vivo con la proiezione degli stessi.

Una volta usciti dall’ultima stanza vi sono sono appese alcune campagne pubblicitarie e quadri di artisti che si sono ispirati all’arte di David Bowie.

La visita alla mostra dura circa un’ora abbondante, dove è chiaro come gli ideatori abbiano voluto ripercorrere la parte artistica di costume, tralasciando gli anni del successo commerciale mondiale avvenuta negli anni 80.

In conclusione bisogna ringraziare il MAMbo per essere riuscito a portare tale evento in Italia perché, dimostra se ce n’era bisogno, come la città delle due torri è vicino alla cultura a 360°.

Testo di Carlo Vergani

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