C+C=Maxigross, un set live per un’avvenuta trasformazione

C+C=Maxigross, un set live per un’avvenuta trasformazione

Tutto ha inizio con una processione sciamanica tra il pubblico, tra incenso e rito ancestrale  che ci porta nel cuore del progetto C+C=Maxigross. Nome impronunciabile per il quintetto veneto, ma tecnica e passione che fanno da contraltare ad una posizione musicale orgogliosamente fuori dal tempo.

Portano al Circolo Ohibò la loro nuova musica, dopo aver abbandonato l’inglese e aver deciso di avvicinarsi ancora di più al pubblico. Ancora di più della loro decisione di non salire sul palco e avvicinarsi ai presenti, c’è la voglia di suonare per sentire unità e calore.

Dopo Fluttarn, ecco allora Nuova speranza, disco portato a conoscenza del circolo milanese con la solita verve psycho folk che fa sbucare i C+C=Maxigross direttamente dal passato, come se gli indiani metropolitani cerchino ancora la loro casa nella metropoli milanese.
Cantano non mollerò, nell’ouverture che prende il nome dal disco e che ci fa conoscere il vero lato di questi 4 ragazzi legati alla natura e ai dischi degli Area, catapultati in un epoca dove i loro suoni non possono che farci riconoscere la vera musica. Talento e ironia, tra pacatezza e gentilezza che non cancellano la loro capacità di suonare con un tastierista aggregato casuale o di cambiarsi d’abito strumentale durante il live.

Il set milanese, prosegue quindi con un viaggio nello C+C=Maxigross pensiero, dopo che L’averla ci parla di uccelli e ritmi che riconciliano con l’essere bucolico e con chitarre che amano sovrapporsi a cori e mentalità progressive.
Tra poesia di luoghi magici come le loro Dolomiti, i nostri non si lasciano scappare un commiato per un amico tristemente scomparso, mostrando poi batterie che lievitano in Torna a casa.
Prima di chiedere, un salto nel passato non guasta, nel ricordo vivo di un collettivo che ama la spiritualità umana tanto quanto i ritmi di gente come Orme e Cervello (italian heroes of prog).

Li salutiamo con amicizia i C+C=Maxigross, e li immagino al prossimo Sarni a fare baldoria silenzioso, come a loro piace.

Testo a cura di Andrea Alesse

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