Dal Salento al post rock, i Buckingum Palace

Dal Salento al post rock, i Buckingum Palace

Artista: Buckingum Palace
Album: Macedonia
Etichetta: XO e Cabezon records

Puglia Uber Alles, non c’è dubbio. Dopo i The Pier, altri talenti in arrivo dal tacco dello stivale, stavolta da Lecce. Sono i Buckingum Palace, trio che marcia su ritmi sonori mutevoli ma ancorati alla tela rock.
Indie, math e post rock in una miscela che non si può non chiamare Macedonia. Copertina minimal colorata a rivendicare l’importanza della musica e miscela che ama i Verdena come i Russian circles, per spingere in alto giovani volenterosi e coperti da maglioni vintage. I Buckingum Place sono Annalisa, Clara e Stefano, tre giovani che si incontrano con le loro differenza e le loro personalità, creando un album di torpore deragliato al gusto di basso/batteria/chitarra. Sei tracce e lyrics in italiano, sparse tra accordi secchi di chitarra e giri di basso che sanno di Nurse dei compianti echi sonici di Moore e soci, con in testa però una intelaiatura prettamente meno rumorosa. Cosmesi è l’unica traccia con voce maschile e nasconde già dall’inizio l’ugola volontariamente lo-fi a cui fanno riferimento i nostri, con alle spalle una forma solida di post rock lanciato in orbita su accordi di lieve intensità, sino alla schitarrata finale. Ai Buckingum piace utilizzare i giochi di parole non solo nel proprio nome, ed ecco allora Vincolo polare artico. Una canzone orientata su strumentalità e accento vocale femminile psichedelico, per uno ye-ye marchiato a fuoco tra frazioni di suono matematiche e lucide. Il miglior pezzo per me.
Le cadenze legate ad accenti marleniani sono vive in Rango Tango, ma è Tipo Coleottero a fornirci nuove emozioni su spigolature sonore che confondono testi figli dello scalpore deviato di una giovane Puglia paranoica.
La successiva Colosso svela una trazione strumentale con all’inizio l’amore per le curve a gomito dei mitici Rosolina Mar, per poi andare incontro ad accordi di classico post. Prima di andarsene, i Buckingum Palace ci guardano dall’alto in Dallo Spazio, un epilogo in cui si accelera la batteria e si schiude la female vocals. Benvenuti al mondo giovani indie-rockers salentini.

Testo a cura di Andrea Alesse

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