Intervista a Birthh, l’oscurità che diviene bellezza

Intervista a Birthh, l’oscurità che diviene bellezza

Mi imbatto in Birthh durante UnAltroFestival lo scorso settembre, salvo poi ritrovare questa intensa creatura musicale durante le giornate del Linecheck Music Festival, quando capisco che sarebbe un oltraggio non chiedergli una breve intervista.
Tutto il progetto Birthh ruota intorno ad Alice Bisi, fiorentina classe 1996 (ripeto classe 1996) che scrive testi definiti apocalittici e introspettivi, mischiando ambient, folk, electro wave e cantautorato di alta consacrazione vocale. Dopo la pubblicazione di Born in the woods, uscito il 18 marzo scorso per l’etichetta We Were Never Being Boring (WWNBB), una lunga estate di concerti con passaggi importanti e tante collaborazioni in essere. Da ricordare il passaggio al leggendario festival SXSW (South by Southwest fest), evento itinerante che porta ad Austin, Texas, moltissimi artisti.
Tra queste Birthh, gentile creatura delle foreste che vi aspetta ora per il tour invernale che tocca tutto lo stivale e oltre (perfino Lussemburgo), a cominciare dall’apertura a Andrew Bird nella date di Milano e Roma, le uniche dove si esibirà da sola, senza l’accompagnamento dei suoi amici alla batteria e al basso. Andate a vederla, non ve ne pentirete.
Vi lascio alle quattro domande quattro che abbiamo posto alla gentile Alice.

The Front Row: In principio era Oh!Alice, ora ecco Birthh, spiegaci l’evoluzione di una giovane artista e le sue aspirazioni.
BIrthh: Oh! Alice era un progetto che voleva essere spudoratamente folk: andavo in giro in treno con la chitarra acustica, facevo concerti molto intimi, talvolta unplugged, e mi piaceva moltissimo. Col passare del tempo mi sono accorta di voler più dinamica, così ho iniziato a lavorare con Logic, ad aggiungere strumenti che non fossero nella mia “comfort zone” e a scrivere i pezzi direttamente con un arrangiamento e un abbozzo di produzione. Lavorare con Lorenzo ad alcuni brani (come Wraith) è servito a fare quello scalino in più, in primis perché io sono molto insicura e entro immediatamente in paranoia quando scrivo cose nuove, inoltre perché confrontarsi era per me un’esperienza nuova ed incredibilmente stimolante. Piano piano il progetto ha preso vita, adesso mi ritrovo con un disco fuori, un tour estivo (di gran lunga sopra ogni mia aspettativa) appena finito, un tour invernale fittissimo e tanti progetti entusiasmanti, l’unica aspirazione che ho è che si possa sempre andare avanti e mai stagnarsi in un punto.

The Front Row: Ho avuto modo di ascoltarvi anche ad UnAltroFestival, proprio la sera dopo che si sono esibiti i Daughter e ho apprezzato affinità con la band della Tonra. Raccontaci più da vicino da dove nasce il sound di Birthh.
BIrthh: Non saprei, nasce principalmente dall’istinto, in produzione abbiamo avuto un po’ di idee che mi piacevano molto: provare a fare un mix “sbagliato” con la voce più fuori del normale, non mettere il basso nella maggior parte dei brani, mettere in contrasto strumenti lo-fi con suoni elettronici netti; mi piace pensare che ogni canzone abbia un piccolo mondo a sé, nonostante la penna da cui escono tutti i brani sia la stessa.

The Front Row: Nello scorso marzo avete partecipato al fantastico festival made in Usa SXSW, parlaci di quest’esperienza e più in generale delle vostre apparizioni anche ad altri importanti eventi (Ypsigrock Festival).
BIrthh: Partecipare a questo tipo di festival è sempre molto stimolante, si ha la possibilità di misurarsi con artisti enormi e si ha anche molta visibilità. Da un lato comunque si sente molto di più la pressione del dover far bene, è una cosa che a me passa appena suono il primo accordo, però avverto l’ansia del pre-concerto molto di più in quelle situazioni.

The Front Row: Si fa sempre più largo una certa evoluzione mainstream della musica indie italiana (vedi Cosmo, Calcutta e company). Secondo te le differenze tra la ricercatezza musicale della musica underground e il mondo delle major ci sono ancora? Birthh in questa gran confusione dove si pone?
BIrthh: Secondo me è proprio sbagliato il concetto che se si fa musica ricercata allora non si può avere un pubblico più vasto dei soliti cinque che vengono ai concerti e comprano dischi. Io spero vivamente che continuino a venire a galla realtà diverse dal pop che passa da anni per radio, e spero anche che queste persone ci possano vivere con quello che fanno perché fare musica (e provare a farla bene) richiede tanto tempo e tanto impegno, un impegno che spesso viene dato per scontato. Non so dire bene dove mi pongo col mio progetto in tutto ciò, io vorrei solamente riuscire raggiungere più persone possibile continuando a portare avanti la mia idea di musica.

Grazie ad Alice Bisi e a tutto il WWNBB collective.
Testo a cura di Andrea Alesse

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