Un caleidoscopio a forma di Badbadnotgood: il Circolo Magnolia è servito

Un caleidoscopio a forma di Badbadnotgood: il Circolo Magnolia è servito

Badbadnotgood, andata e ritorno per lo spazio, e oltre.

L’essere artisti portato al livello superiore, dopo collaborazioni transoceaniche (Kendrick Lamar) e andirivieni compositivi di ampio spessore. Li attende un circolo Magnolia con il solito ammirevole programma estivo, denso di supporter e pronto ad ammirare le atmosfere fumose da nigth dei quattro canadesi (drum, bass, keybords e saxophone), che hanno trovato rapida osmosi con i vapori e le condense di un Magnolia ancora umido di pioggia. Prima dei Badbadnotgood, gli Aquarama da Firenze, carichi di word music e divertimento tropicano alla Arto Linsday. Piacevole sorpresa, con ritmi secchi e muscoli internazionali a trazione groove.
La festa continua e prende una nuova forma con gli headlinesr canadesi, padrini di Instrumental jazzy dal registro canonico, non privo di una certa freschezza e con stoccate di ipnosi ondulante e incursioni fulminee e briose tra improvvisazioni e rimandi. In tal senso, le suggestioni di Pink Panther Theme e Tequila la fanno da padroni tra la folla sempre più attenta e partecipe. La trasversalità accende gli animi e soggiorna poi con l’animo di un’esperienza nu-jazz, in cui soul, hip hop, funk, rock sono comparse indispensabili, figure precarie all’apparenza ma sempre votate a una rigorosa ricerca di equilibrio.
Il meglio i Badbadnotgood lo danno quando pennellano paesaggi sonori notturni e armoniosi, stretti dietro un guscio di musicalità in cui le maglie armoniche, i frammenti e le saturazioni ritmiche, i rilanci e le cadute producono densità, fluidificandosi fino a rarefarsi, prima di ricomporsi nuovamente.
Una trama quasi semplice, come se un Bolero da Orchestra Cinematica conversasse con un Pussy Galore dimentico di inquiete tensioni spy.
Non mancano le ritmiche che amano il fiotto elettronico, tirando verso una virata acid che si compie con una forza espressiva che aiuta a capire perché tanta ricerca del suono. I Badbadnotgood sono in preda all’amore per il suono alternative e creativo, qui non ci sono alternative.
Grazie al Circolo Magnolia per l’invito.

Testo a cura di Andrea Alesse

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