Underground noise: Angelo Sava elabora Miasmi

Underground noise: Angelo Sava elabora Miasmi

Autore: Angelo Sava
Album: Miasmi
Ufficio Stampa: Doppio Clic promotions

Ritorna Angelo Sava, agitatore culturale marchigiano che ci aveva già impressionato col suo Addio Pimpa, recensito nel dicembre scorso. Angelo è un cantautore apolide, nel senso che sprigiona la quintessenza delle sue intenzioni con una marcia noise che lo allontana dai classici, dai quali però eredita l’attenzione per la dialettica personale e un certo amore per i significati nascosti. La chitarra elettrica e l’urgenza di comunicare sono le due armi di questo ragazzo pesarese, che dall’aspetto ricorda un garage rockers annoiato con caschetto e occhiali d’ordinanza, con in mano le sue storie e un senso di attaccamento alla lirica distorta da strada.
Miasmi, in uscita il 6 marzo, ci aiuta a capire la sua atmosfera e il suo personaggio, presentandosi con titoli secchi e composti da una sola parola. Una testimonianza di spigolosità che si trasforma in vissuto, tra lamenti e oscurità. Un qualcosa di nuovo, a cui si avvicina l’ottimo atteggiamento di Urali e certa tensione lo –fi sparata con decibel alti che seguono prediche rumorose.
Un’one man band che sceglie l’italiano per essere diretto, a dispetto di altri bravi interpreti attuali come lui che si dilettano con l’inglese, come il bravo Servant Son. In Miasmi il cerchio inizia a chiudersi con le dilatazioni simil drone di Merlo, appoggiato su una figura retorica che segnala la voglia di abbandonare la melodia a tutti i costi per abbracciare i propri fantasmi (ho visto il panico volare). Disagio ha un arpeggio iniziale più delicato e un titolo evocativo che è ancorato alla solitudine del brano, sempre aiutato dall’esplosioni distorte che sono presenti in tutto l’album.
Angelo Sava, che sarà a breve in tour per la penisola con Miles Oliver, bel soggetto che spinge indie sad folk e acustico, produce poi una titel track solo strumenti e sottofondo di versi vocali, lasciando a noi le parole per completare un pezzo ambient noise. Torna a parlare con spoken word maledetto in Circe, prevedendo esilio e distanze alla Treadbare (epico post hc col suono della scomparsa stretta tra le ossa).
Prima di andarsene, regala in Carestia momenti di suggestioni amorose, per non dimenticarci che anche lui ha sensazioni umane. Oltre che un cuore distorto ed elettrico.

Testo a cura di Andrea Alesse

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