Tra classico ed elettronico, 4 domande ad Alberto Cipolla

Tra classico ed elettronico, 4 domande ad Alberto Cipolla

Alberto Cipolla è un autore complesso e completo, che si sta affermando dietro una composizione chiara e tanta voglia di stupire. Dopo aver recensito il suo album Branches, lo abbiamo incontrato per quattro domande. Scopritelo con noi.

1-Domanda scontata ma necessaria: parlaci del compositore Alberto Cipolla e del suo progetto musicale…

Alberto Cipolla: Dunque, vedo di essere sinteticissimo. Nasco principalmente come pianista classico: ho un percorso di quasi 10 anni di studi classici di pianoforte che poi sono confluiti in un diploma di composizione al Conservatorio Verdi di Torino (dove quest’anno termino anche la laurea in direzione d’orchestra). Ho sempre avuto il pallino dello scrivere musica, già da piccolissimo inventavo le mie canzoni e le mie “musichette” scrivendole malamente in pennarello colorato sui pentagrammi, fino ai primi anni delle superiori dove producevo musica dance (erano i primi anni 2000, quindi quella roba andava forte). Per un periodo, però, più avanti, ho preso atto che trovavo più “liberatorio”, come una vera valvola di sfogo, lo scrivere e suonare le mie cose, il mettere sul piano quello che mi veniva da dire e che in qualche modo doveva uscire. Così optai sia per la composizione e sia, perché l’amore per la parte più tecnologica c’era sempre, per dei corsi di produzione ed arrangiamento all’APM di Saluzzo e al CPM di Milano, dopo. Grazie alle conoscenze prese dai due diversi ambiti “accademici”, e ad un po’ di esperienza che stavo facendo suonando come tastierista/pianista per svariati progetti cantautorali e non, nel torinese, ho capito come (e avuto i mezzi per) avrei voluto vestire i miei brani in modo da mettere dentro tutto quello che era me. La parte più classica e legata alla cosiddetta musica “colta” (che brutto termine, tral’altro) e quella più legata all’elettronica o al rock.

2 La musica che affronti ci sembra fuoriuscire dai canoni del semplice indie dei tempi moderni. Hai mai pensato che questa nuova forma di espressione, con elementi di musica classica, sia una nuova elegante frontiera della musica alternative? 

Alberto Cipolla: Lo spero! Sarebbe molto bello. L’indie dei tempi moderni, come dici, ha perso tantissimo della sua vocazione all’essere alternative – appunto – e ad attuare una qualche ricerca o veicolare particolari messaggi mentre si è votato tantissimo al pop. E non c’è nulla di male in questo, intendiamoci, la musica stilisticamente pop è sacrosanto che esiste ed è bello che soprattutto gli attuali giovani abbiano trovato un megafono musicale per le loro idee al di fuori di quello che viene promosso dall’ormai classica combo talent-major andandolo a pescare in progetti ed etichette indie (nel senso di indipendenti da multinazionali, non indie come attitudine “alla vecchia maniera”). Però se l’alternativa a ‘qualcosa’ è per molti versi uguale a quel ‘qualcosa’, che alternativa è? Secondo me si è persa l’occasione di sfruttare la luce dei riflettori sotto il mondo indipendente per tirare dentro anche progetti più realmente alternativi, lasciando la totalità dell’attenzione su quello che era più affine al mondo pop e, di fatto, creando ancora più distanza: praticamente progetti come il mio, e tanti altri, sono “l’indie della musica indie”, mentre invece sono sicuro che potrebbero avere comunque un ottimo appeal “pop”, anche se di tipo diverso. Quindi sì, ben vengano nuove eleganti frontiere della musica alternative.

3 Gli inserti elettronici che peso hanno in Branches?

Alberto Cipolla: Hanno un peso importante ma sono complementari alla parte più “classica”, sono al servizio di questa. Nella scrittura sono sempre partito in primis dal pianoforte e da un’idea di scrittura che seguisse una linea “classica” e dopo, con Neda (il produttore del disco) in studio abbiamo cercato di capire come arricchirla nella parte ritmica, soprattutto, con l’aiuto dell’elettronica. Campionando molto, per le parti di batteria, e cercando di lavorare con pochi synth ma ben lavorati e che dessero un bel suono caldo, meno “elettronico” possibile. Ci siamo presi un po’ più di libertà in Aria, dove abbiamo anche campionato una voce lirica e, fisicamente, risuonata alla tastiera. Fondamentalmente è nato tutto dall’esigenza di avere un disco suonabile live quanto più simile al lavoro in studio (con il mio precedente album era più difficile richiedendo oltre a me altre 5 persone sul palco, e siccome per un esordiente trovare palchi adatti è difficile l’ho suonato per lo più sempre in acustico pianoforte e voce, sacrificando molto, musicalmente). Poi ci siamo fatti prendere la mano e, ad esempio, il quartetto d’archi, che era previsto solo su un paio di brani, è finito su quasi tutto il disco portando di nuovo a 6 il numero di persone sul palco! Ma stavolta, appunto, grazie all’elettronica sappiamo che il tutto è rimodulabile e gestibile come su disco anche quando c’è necessità di ridurre il set.

4 Quali sono i progetti futuri?

Alberto Cipolla: Suonare, suonare, suonare. Stiamo attualmente chiudendo alcune date estive (dopo la presentazione del disco al Jazz Club di Torino l’8 Maggio), contattando ovunque sia possibile contattare, e dove non sarà possibile quest’estate lavoreremo per avere una serie di date più lunga da quest’autunno. Per il momento il disco sta venendo recepito per lo più molto bene e di questo sono molto contento, tra pareri del pubblico che ho captato e qualche recensione positiva (una anche qui, grazie!), ma fondamentalmente l’importante perché un progetto giri e abbia modo di dimostrare se vale (e di farsi ascoltare da più persone) è girare con i live. E poi ho già buttato giù qualche bozza di nuovo materiale, tra idee nuove e qualcosa riesumata da vecchi cassetti o cose che non sarebbero andate bene per Branches, e quindi credo che appena concluso, tra un paio di mesi, il percorso di Direzione d’Orchestra in Conservatorio, mi rimetterò a lavorare sui pezzi nuovi.

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